deporte y vida pero sobre todo: vida

Data: 
Venerdì, Settembre 3, 2010 - 13:16
Autore: 
chiara

ormai siamo agli sgoccioli del campo, gli incontri che rimangono da fare vanno diminuendo e iniziamo a salutare- per quest'anno- chi ci ha accolto e ci ha aperto le braccia dandoci l'occasione di metterci a servizio per "compartir" prima di tutto e poi pérche' cinque paia di braccia in piu' fanno sempre comodo :-)
e allora, ecco oggi l'abbraccio generale per noi da parte di tutti gli "abuelitos" che abbiamo conosciuto, dopo ovviamente essersi preparati facendosi lucidare scarpe, "pintare" unghie le signore e "cortar" i capelli i signori. un abbraccio generoso e caloroso trasmesso semplicemete con un incrocio di braccia sul petto ma con una luce negli occhi davvero brillante... Queridos...

nella tarde ecco che ci si sveglia dalla malinconia della mattina e dal descanso pomeridiano, offerto da un contrattempo del ´prof. Juan Tokeshi che non e' potuto venirci a trovare, con l'incontro al DEPORTE y VIDA con Jerry, italiana stabilitasi qui ormai da 20 anni e che ha messo in piedi un progetto di educazione- appoggiato da un'associazione italiana- per l'insediamento umano in periferia di VES.
ci accoglie in una piccola stanzetta che solo dopo un po' capiamo, intuiamo, essere un' infermeria: una scrivania, due seggiole e un armadietto coi medicinali.

Jerry ci racconta della sua esperienza, di come da un paesino vicino a Caserta negli anni sessanta- settanta sia arrivata fino a Genova e poi da lì sia arrivata fino in America latina, che in quegli anni era in fermento e meta dei giovani europei che avevan un idea tanto audace di societa'.
ci racconta di come il progetto e' nato ma anche di come sta per chiudere a causa della mancanza di fondi che si riescono a recuperare, di come allora non ci si ferma all' inevitabile ma si pénsa di far evolvere il progetto facendolo diventare una vera e propria scuola di ciclo primario per i bimbi, quelli dai tre ai sette anni: il motivo? eccolo dalla sua bocca: “Si bien cierto que la educación pública es de una calidad muy limitada no responde a las necesidades reales de los chicos ni a su capacidad de poder aprender, no se trata de criticar lo que hay, esa es nuestra realidad, se trata de ver que podemos hacer para mejorarla.” Pérche' un ciclo corrisponde a un'età di sviluppo e in questo caso dai tre ai sette anni si impara tutto cio' che serve per poi astrarre e capire cose piu' impegnative, come la storia del proprio paese.
ma non c'e' solo il progetto, c'e' anche il contesto sociale in cui e' inserito il progetto, c'e' un Paese che e' cambiato nella tecnologia, nella politica, nell'economia ma che non sta aspettando chi non se ne e' accorto- vuoi perche' lontano, vuoi perche' diverso per tradizioni e cultura- e anzi tende a emarginare, perche' e' píu'facile portare avanti pochi piuttosto che tutti.
e cosi' ci mette parte al suo pensiero: qua in Peru' sta avvenendo una sovrapposizione, sia sociale sia di bisogni: i ricchi non stanno solo a miraflores, ne' i poveri solo a VES, e i bisogni si confondono tra primari e fittizi.
per questo e' facile trovare insegne luminose e appariscenti di estetisti e organizzatori di eventi, in mezzo a case che hanno il secondo piano ancora in costruzione e le pareti del primo un poco fatiscenti. tutti hanno il cellulare ma ancora molti utilizzano i comedores come mensa per il desayuno e l'educazione non e' una priorita'.
e allora, le cose da mettere insieme sono davvero tante: le realta' di solidarieta' popolare sono contrapposte a uno Stato che fatica ad essere di tutti, le azioni a favore della comunita' si perdono in una politica che non tiene conto delle diversita' ma solo di cio' che si puo' sfruttare e vendere agli altri paesi...pero' ci sono ancora molti che ci credono, e che vanno avanti cercando di migliorare la realta'e migliorarsi.