el museo de la nation
Sveglia all'alba per me e Michele per far servizio al "Vaso de Leche", un progetto che si prefigge di assicurare la colazione a tutti i bambini. Miriam, la responsabile, ci fa vedere come prepara il latte di soia, tenendola ammollato tutta la notte e poi facendola bollire. L'assaggio: non e' malissimo.
Poi due panini per bambino. I bimbi, ci dice, sono solo 32 perche' teoricamente le madri dovrebbero venire in cambio a fare servizio una volta alla settimana, ma le "mamas solteras" non possono perche' devono andare a lavorare.
Piu' tardi, ci dice, ci sara' una riunione per parlare con il parroco perche', a suo parere, i bambini devono poter venire comunque a far colazione.
I bimbi sono molto educati, quasi formali, meno esuberanti di quelli a cui siamo abituati.
Piu' tardi, con gli altri, servizio agli anziani dei Martincitos per la seconda volta. Si pulisce il pesce in cucina, si partecipa all'animazione, si serve a tavola, si lavano i piatti.
In entrambi i casi, devo dire, non sono particolarmente colpita dal servizio, che mi pare uguale identico a quello che ho fatto in analoghe strutture in Italia: i rapporti con i bimbi e con gli anziani sono buoni, ne' piu' ne' meno che in un qualsiasi contesto analogo in Italia.
Nel pomeriggio, visita al Museo de la Nacion, nel Centro di Lima, e precisamente alla mostra fotografica che racconta gli anni bui di Sendero Luminoso, ed in particolare cio' che accade in Villa El Salvador quando uccidono Elena Moirano.
Qui rimango molto colpita, forse perche' io sono stata qui in quegli anni (1989), sapendo che Sendero era attivo, ma neppur lontanamente sospettando i numeri dei morti ed il livello di terrore e violenza che c'era nel paese, e fino a che punto sia arrivato a condizionare la vita quotidiana degli abitanti e lo sviluppo del paese. In un contesto in cui Sendero era violento, lo stato rispondeva con la violenza, il cittadino era abbandonato a se stesso, la violenza entrava in tutte le teste ed in tutti i cuori, ed infine non restava altro.
L'atteggiamento mentale degli ideologi di Sendero, che pretendevano di cambiare cosi' le dinamiche sociali, ma anche la cultura e la mentalita' dei campesinos, invece, non e' molto diversa a quella assurda che si respirava in Italia negli anni '70. Diciamo che tutto in America Latina si enfatizza, diventa eccesso, aumenta vertiginosamente i numeri e gli effetti.
Ma forse la cosa che mi colpisce di piu' e' la sala dedicata ad Elena Moirano: le foto di VES, i funerali, la partecipazione, la voce di Elena che apostrofa la folla, mi fanno sentire profondamente che qualcosa di radicale e' cambiato a VES rispetto ad allora.
Furono quelli anni duri nei quali pero' sicuramente c'era un desiderio di cambiamento, una volonta' di partecipazione, che adesso assolutamente non c'é piu'. VES e' una normale periferia urbana, annientata dal mercato globale, rispetto a cui non sente di poter fare null'altro che (tentare di) sopravvivere.
Razionalmente, sono fenomeni inevitabili, che si ritrovano nella storia di tutti i paesi.
Il dubbio che ho, che non riesco a risolvere, e' che tuttavia negli abitanti "storici" di VES questo passato sia un po' ingombrante, un po' (se si vuole) un alibi per evitare di rimboccarsi le maniche e trovare soluzioni adeguate ORA, modalita' di partecipazioni adeguate all'OGGI.
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