Le realtà
Di qua Lima, di là la Sierra e la Selva
Il Perù è un paese molto diviso, separato, con scarse comunicazioni. Lima è un altro continente rispetto alla Sierra, e al di là di tanta retorica patriottarda poche sono gli interventi di tutela dei cittadini di periferia, e tanto meno dei campesinos e degli indios della Selva e sella Sierra.
Il sistema economico prevalente sottomesso al dominio nordamericano ha portato a un terribile divario sociale a vantaggio dei ceti socali più abbienti di alcune ristrette aree costiere, a danno della periferia urbana e dell'interno del paese.
Inoltre il terribile fenomeno di Sendero luminoso e la violentissima repressione militare tra il 1980 e il 2000
hanno lasciato segni indelebili: cimiteri, recinti, steccati e, in alcune comunità di campesinos, intere generazioni scomparse.
La straordinaria Comision por la veridad y la reconciliatiòn nell'Informe final ha preso atto che i vent'anni di conflitto armato tra polizia e forze armate da un lato e Sendero luminoso dall'altro hanno provocato almeno 24 mila morti, molto più realisticamente 70 mila. Dalle conclusioni dell'Informe final uscì una lucida denuncia delle responsabilità e dei crimini di tutti i soggetti in campo. Il Parlamento peruviano ha stanziato nel 2005 6 milioni di soles ( un milione e mezzo di euro) per le riparazioni alle vittime, ma fonti accreditate riterrebbero necessari almeno 500 milioni.
Da notare che nel periodo più buio tra l'85 e il'90 fu Presidente García, dal 2006 nuovamente al governo.
Peraltro il potere giudiziario è relativamente autonomo ma molto lento e con pochi strumenti giuridici.
Ma per capire l'attuale situazione è necessario ripercorrere in Pillole un po' la storia del Perù.
PILLOLE di STORIA
- Prima degli Incas: i Chavin, i Chimù, Wari e Nazca

- Dagli Incas agli Spagnoli
- L’indipendenza
- La seconda guerra mondiale e l'inizio della cooperazione con gli USA
- La svolta di Belaunde
- I movimenti terroristici, la repressione violenta e la confusione
- La dittatura, Fujimori e Montesinos
- La rivolta della gente e la caduta del dittatore
- Toledo e il vortice del 2002
- Gli ultimi anni
Prima degli Incas: i Chavin, i Chimù, Wari e Nazca
I primi abitanti del Perú erano cacciatori/raccoglitori nomadi che vivevano in grotte nelle regioni costiere del paese. Il sito archeologico più antico, la grotta di Pikimachay, risale al 12.000 a.C.
Era circa il 5000 a.C. quando le popolazioni che allora vivevano tra la costa e le Ande decisero di stanziarsi proprio in quelle zone abbandonando la raccolta dei frutti della terra e la caccia che avevano caratterizzato fino allora la loro cultura di popolo nomade: così sperimentarono rudimentali tecniche di coltivazione (patate, zucca, fagioli).
Ma la terra peruviana era destinata ad inaridirsi a causa di correnti spietate che tuttora straziano lo stato e così queste popolazioni si spostarono verso le Ande, anche a zone molto elevate, dove poterono trovare fiumi carichi d'acqua che scendevano verso la zona amazzonica e che permisero loro lo sviluppo di quell'agricoltura provata precedentemente.
E fu proprio lì che sorse la più antica civiltà precolombiana attualmente conosciuta, quella di Chavin (II-I millennio a.C.).
Successivamente nacquero numerose altre civiltà nel territorio peruviano: tra il VII e il X sec. d.C. quella legata alla città di Tiahuanaco, presso il lago Titicaca, in simbiosi con quella della vicina città di Wari, vicina all'attuale Ayacucho; a Sud quella di Nazca e a Nord quella dei Chimù di Chan Chan.
Prodotti come cotone, fagioli, zucche e peperoncini iniziarono a essere coltivati intorno al 4000 a.C. Più tardi, civiltà avanzate come quella di Chavín introdussero nel paese la tessitura, l'agricoltura e la religione. Verso il 300 a.C., questo popolo inspiegabilmente scomparve, ma durante i secoli diverse altre civiltà si distinsero, tra cui quelle dei Salinar, dei Nazca, di Paracas Necropolis e dei Wari (Huari).
Verso l'inizio del XV secolo la pi
ù conosciuta delle civiltà definite precolombiane, gli Incas, avevano già acquisito il controllo di gran parte della regione, riuscendo perfino a estendere la loro influenza in Colombia e in Cile. Gli Incas assoggettarono, grazie alla loro straordinaria tecnica di guerra e alla capacità politica, i popoli circostanti assorbendone la cultura e le tradizioni fino a creare un regno con a capo la grandiosa città di Cuzco che comprendeva gran parte dell'attuale Perù. Ma così come era divenuto straordinario e imponente, il regno degli Incas decadde a causa di numerose guerre civili che si susseguirono fino all'arrivo degli Spagnoli che avvenne nel 1532.
Dagli Incas agli Spagnoli
Tra il 1526 e il 1528, il conquistador spagnolo Francisco Pizarro esplorò le aree costiere del Perú e, attirato dalle ricchezze dell'impero Inca, ritornò in Spagna allo scopo di raccogliere denaro e reclutare gli uomini per organizzare un'altra spedizione nel paese. Fece ritorno in Perú e, dopo aver marciato su Cajamarca, nel nord del paese, nel 1533, catturò con l’inganno, tenne in ostaggio costringendolo a convertirsi al cristianesimo, e infine giustiziò l'ultimo imperatore Inca, Atahualpa.
Seguirono anni di saccheggi, uccisioni e prevaricazioni con le quali, in nome di Dio e della Spagna, i conquistatori spagnoli distrussero gli Incas, una tra le più grande civiltà, per organizzazione e potenza, del mondo precolombiano.
Nel 1535, Pizarro fondò la città di Lima, ma fu assassinato sei anni più tardi. La ribellione dell'ultimo capo Inca, Manco Inca, finì ingloriosamente nel 1572 con la sua decapitazione.
I successivi due secoli furono un periodo pacifico, durante il quale Lima divenne il principale centro politico, sociale e commerciale dei paesi andini.
Nel 1780 ci fu l'ultima disperata insurrezione dei discendenti, o proclamati tali, del popolo Inca: guidati da Condorcanqui che prese il nome dell'ultimo capo di una piccola tribù andina che per anni aveva resistito agli Spagnoli, Tupac Amaru, e avendo costituito un piccolo esercito dava grattacapi all'esercito europeo scorrazzando per le Ande finché non catturarono lui e il suo esercito e fu massacrato brutalmente.
L’indipendenza
Il Perú rimase fedele alla Spagna fino al 1824, quando fu liberato da due stranieri: il generale argentino San Martin che, dopo esser entrato nel 1821 in Lima come liberatore, sconfisse definitivamente l'esercito spagnolo nei pressi di Ayacucho, dopo essersi riunito con l’avventuriero Simon Bolivar, che convergeva da Sud dopo aver aiutato il Cile nella lotta per l’indipendenza.
Nel 1866 il Perú vinse un breve conflitto con la Spagna, ma fu umiliato dal Cile nella guerra del Pacifico (1879-1883), che si concluse con la perdita di redditizi giacimenti di nitrato nel deserto dell'Atacama.
La seconda guerra mondiale e l'inzio della cooperazione con gli USA
Nel 1941, il Perú entrò in guerra anche con l'Ecuador per via di una disputa di confine. Il trattato di Rio de Janeiro del 1942 concesse l'area a nord del Río Marañón al Perú, ma la decisione fu fortemente contestata dall'Ecuador.
Il Perù fin dalla seconda Guerra Mondiale mostrò la chiara intenzione di cooperare con gli USA e col fiume di dollari riversatosi sul paese si ebbe con un secolo di ritardo una vera e propria rivoluzione industriale caratterizzata dalla forte intraprendenza nei grandi lavori pubblici; ma a causa dei forti squilibri della ricchezza, il paese è stato a lungo soggetto ad incerte coalizioni civili e a regimi militari.
La svolta di Belaunde
Una svolta si ebbe nel 1963 con l'elezione del presidente Fernando Belaunde, sostenuto dal partito di Azione popolare, che lavorò ad una serie di riforme economiche e sociali: in primis la riforma agraria per valorizzare le oasi fertili della costa, quindi con il progetto di costruzione di una strada che collegasse il resto del paese all'impervia regione della selva, la carretera marginal de la selva.
Ma nel 1968 fu estromesso dal potere da un golpe dei generali.
I movimenti terroristici, la repressione violenta e la confusione
Nel 1965, l'Esercito di Liberazione Nazionale organizzò azioni di guerriglia d'ispirazione cubana senza alcun esito, ma negli anni '80, una serie di scioperi su scala nazionale, accompagnati da una violenta insurrezione guidata dai guerriglieri del gruppo d'ispirazione maoista denominato Sendero Luminoso, portarono all'instabilità politica.
In questo periodo guadagnò consensi anche un'altra formazione di guerriglieri, il Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru (MRTA).
Ma nel 1968 il generale Juan Velasco Alvarado instaurò un regime militare che dettò regole di forte protezionismo e nazionalizzazione oltre che il controllo dei mezzi di informazione provocando il malcontento della popolazione peruviana che sfociò nel passaggio al potere del 1975 nelle mani di un altro generale, Morales Bermudez che si mostrò moderato e propenso al richiamo di capitali stranieri soprattutto a causa del fatto che l'inflazione aveva toccato livelli bassissimi, inoltre propose elezioni libere che nel 1980, con l'approvazione di una nuova costituzione, riportarono il potere in mano ai civili, e alla ribalta si affacciò nuovamente l'ex-presidente Belaunde e il partito di Azione Popolare che proseguendo i loro progetti e dando fiducia agli investimenti stranieri raddrizzarono in parte la difficile situazione economica peruviana, sostenuti anche dal ritrovamento di un giacimento petrolifero nei pressi di Talara.
Il 1980 oltre che essere l'anno della scossa costituzionale fu anche l'anno in cui scoppiò la miccia del Sendero Luminoso, organizzazione di
stampo maoista guidata dal professore Abimael Guzman la cui azione armata, duramente repressa dalle forze governative, è stata all'origine di migliaia di vittime.
Nel 1985 elezioni libere portarono al potere García Perez, segretario generale dell'APRA (Alianza Popular Revolutionaria Americana) che congelò immediatamente i rapporti con gli USA.
La dittatura, Fujimori e Montesinos
Nelle elezioni del 1990 sembrava destino che vincesse il Frente Democratico, una coalizione di destra guidata dallo scrittore Mario Vargas, ma si arrivò al ballottaggio con il partito Cambio 90 guidato dall'oscura figura di Alberto Fujimori, agronomo di origine giapponese e dal passato tutt'altro che incensurato; ma al suo fianco, fin da quando fu eletto per la prima volta proprio durante queste elezioni del 1990, aveva l'ex-generale Vladmiro Montesinos che screditò il nome e la figura di Vargas e ottenne un'importante appoggio dalle forze militari e dalle élites economiche del paese, inoltre cancellò le documentazioni del passato di Fujimori e convinse i testimoni a non deporre contro di lui.
Tuttavia, con la vittoria alle elezioni presidenziali del 1990 di Alberto Fujimori (erroneamente soprannominato El Chino, per via delle sue origini giapponesi) sul romanziere peruviano Mario Vargas Llosa e la cattura, nel 1992, dei leader del MRTA e di Sendero Luminoso, il paese cominciò a sperare in un prolungato periodo di pace.
Il neo-presidente Fujimori appoggiò fin da subito il suo braccio destro Montesinos e i suoi seguaci che occuparono i posti chiave dell'economia, dell'esercito e dell'amministrazione creando una sorta di monopolio che sfociò il 5 Aprile del 1992 con la dittatura, infatti quel giorno Fujimori sciolse il Parlamento ed emanò una serie di decreti atti a colpire i suoi oppositori politici e ad accentrare il potere nelle sue mani.
Fujimori, grazie alla sua "longa manus" Montesinos e agli ingenti stanziamenti della C.I.A. con cui rafforza i rapporti, appoggia e finanzia il traffico di droga con la copertura di apparenti spese per il rafforzamento tecnologico del paese; e così il nuovo servizio antidroga del Perù non solo non arresta i narcotrafficanti ma diventa un'arma incontrastabile per il controllo dell'informazione, oltre che per assassini, torture e spionaggio tramite le sofisticate apparecchiature fornite dalla C.I.A.
La prima azione svolta dalla dittatura fu quella di pulizia degli archivi di stato dalle macchie del passato sia del presidente Fujimori che del suo "rasputin" Montesinos; quindi nel 1993 venne firmata una nuova Carta Costituzionale nella quale tutti i poteri erano in mano al presidente, si attuava una privatizzazione di massa con ingenti licenziamenti e, nonostante le denuncie di Amnesty International per la violazione dei diritti umani, 1/3 della popolazione peruviana venne rigettata al di sotto dei livelli minimi di sussistenza; viene arrestato il capo del Sendero Luminoso Abimael Guzman, e il giornalista Gustavo Gorriti, autore di un'inchiesta su Montesinos, arrestato nel 1992, ci racconta di un tentato colpo di stato proprio del Novembre '92 tentato contro Fujimori ma sventato da Montesinos che era probabilmente consapevole e colluso con i golpisti e che fece saltare il tutto solo per dimostrare al presidente il suo crescente potere.
La rivolta della gente e la caduta del dittatore
Intanto la popolazione organizza numerose manifestazioni di protesta e le organizzazioni estremiste di Sendero Luminoso, abbandonato dall’arresto di Guzman e Feliciano, i due ideologi nonché capi, e proprio per questo privo di guida e pronto a tutto, e dell'MRTA imperversano nelle città con numerosi attentati; così la seconda elezione di Fujimori avviene in un clima teso e sospetto di brogli.
La drammatica dimostrazione attuata a Dicembre del 1996 dall'MRTA che sequestra più di 600 ostaggi nell'ambasciata giapponese è l'immagine dell'esasperazione della popolazione peruviana, dopo ben quattro mesi Fujimori ordinò l'attacco dell'esercito che con un'azione di guerra massacrò i 14 guerriglieri Tupac Amaru che tenevano prigionieri i rimanenti 72 ostaggi.
E così alle 16 del 6 Giugno 1997 comincia una fase di proteste pubbliche guidate dagli esponenti della cultura e dai movimenti dei lavoratori, nella capitale Lima sfilano 20mila persone con slogan di ogni tipo, inni e pugni alzati, la polizia cerca di sedare gli animi con un attacco diretto che però non porta a nulla.
Il mondo ha osservato con interesse le elezioni svoltesi nell'aprile 2000, in occasione delle quali Alejandro Toledo, un indiano andino di umili origini divenuto un economista della Banca Mondiale, si candidò alla presidenza sfidando il già due volte presidente Alberto Fujimori. Una settimana prima che il paese si recasse alle urne per la seconda volta, Toledo inoltrò un reclamo formale al Comitato Elettorale Nazionale perché prestasse maggiore attenzione alla corruzione elettorale, una mossa che determinò una risposta dall'Organizzazione degli Stati Americani (OAS), la quale annunciava che l'Ufficio Elettorale Nazionale aveva bisogno di maggior tempo per correggere le 'carenze' riscontrate nelle operazioni di voto. Toledo istruì i suoi seguaci a scrivere 'No alla frode' sulle loro schede elettorali e all'ultimo momento si ritirò dalle elezioni.
Fujimori è risultato vincitore di quella controversa e manipolata competizione elettorale. Si è tuttavia ritirato dal suo terzo mandato presidenziale in novembre ed è tornato in Giappone, anche in seguito allo scandalo per corruzione di cui si era reso protagonista il capo dei servizi segreti, e suo fidatissimo collaboratore, Vladimiro Montesinos, attualmente detenuto nel carcere di massima sicurezza di Callao.
Toledo e il vortice del 2002
Alle elezioni del giugno 2001 venne eletto Toledo, primo presidente indio, che sconfisse al ballottaggio lo sfidante García, leader dell'Alleanza popolare rivoluzionaria americana (Apra). Il nuovo presidente riuscì a far poco per ricucire i rapporti con il governo.
Nel giugno 2002 a Arequipa e in altre città del sud del paese scoppiarono disordini contro la privatizzazione, con cessione alla società belga Tractebel, di due compagnie elettriche, in contrasto a quanto Toledo aveva promesso in campagna elettorale. La maggior parte della popolazione era contraria alle privatizzazioni e a investimenti da parte di società straniere poiché in passato il ricorso ad essi aveva provocato l'aumento dei prezzi e la corruzione, con ben pochi benefici per i cittadini. Per arrestare i disordini il presidente sospese ogni tentativo di privatizzazione. Ne conseguì il rimpasto del governo.
Dopo le amministrative di novembre 2002 il movimento del presidente, Perù possibile, ottenne soltanto un governatorato su venticinque, mentre undici amministrazioni regionali andarono al principale partito d'opposizione, l'Apra di García, e le restanti tredici furono affidate a candidati indipendenti. Per la prima volta in Perù le autorità regionali furono liberamente elette e fu un importante passo verso la riforma dello stato. Il decentramento amministrativo voluto dal presidente divenne il terreno su cui proseguì il confronto tra Toledo e García.
Alla fine di maggio 2003, il presidente annunciò di aver affidato alle forze armate il controllo interno del paese scatenando l'immediata reazione della popolazione con scontri e scioperi a Huaraz, Chiclayo, Tacna e Iquitos, blocchi stradali a Pativulca e a Huancavelica. Toledo instaurò lo stato di emergenza che privò delle principali garanzie costituzionali, e in particolare della libera circolazione e dell'inviolabilità del domicilio. Questa misura fu stata confermata per altri 60 giorni a partire dal 29 settembre 2003. Ciò dette pretesto per la ripresa di attività di gruppi terroristici che operano sulla scia di Sendero Luminoso.
Benché fosse ricercato dall'Interpol, dal Giappone persino l'ex presidente Fujimori partecipò alla propria campagna elettorale a distanza, usando Radio Miraflores, per candidarsi alle presidenziali del 2006.
Gli ultimi anni
Nel 2001 Venne istituita una Commissione della Verità per indagare sulla violenza politica tra 1980 e 2000. Risulato: 69.280 morti. Il 54% delle vittime fatali è imputabile a Sendero, il 33% a esercito, marina e polizia, il 13% ai paramilitari e l'1,5% all'Mrta.
Eletto nel 2001 da una maggioranza schiacciante, Toledo vide scendere rapidamente il proprio consenso, sintomo del malcontento generale per il sostanziale immobilismo economico e i continui cambi di gabinetto. Cosicché nel 2006 il suo partito, Perù posible, non si è presentato direttamente alle elezioni, che hanno visto tornare alla ribalta Alan García.
García ha vinto al secondo turno con una risicata maggioranza, appoggiato da quasi tutte le forze politiche, specialmente quelle conservatrici, compreso il partito fujmorista, e votato prevalentemente in area costiera, benché al primo turno Ollanta Humala del Partido Nacionalista Peruano, partito nazionalista ma vicino a Hugo Chavez, avesse ottenuto il 30% dei consensi, mentre, Alan García dell'ARPA ed Lourdes Flores Nano del Partido Popular Cristiano avvessero ottenuto rispettivamente il 25 e il 24% dei voti.
Alan García nel mezzo di una grave crisi economica, rischia ora di rianimare lo scontro sociale e ci sono stati alcuni preoccupanti episodi di violenza da parte del redivivo terrorismo interno.
Uno dei suoi più contestati interventi di questo governo è stato un decreto che ha posto le basi per la privatizzazione dell'Amazzonia peruviana nell'ambito del Trattato di Libero Commercio che García aveva firmato con l'allora presidente Bush nel 2008, un vero e proprio accordo capestro nella migliore tradizione dei rapporti coloniali che l'amministrazione repubblicana statunitense ha cercato di instaurare con i (pochi) presidenti di sua fiducia rimasti in America Latina, tra cui quello peruviano.
Il nuovo governo di García si è anche già macchiato di gravi violenze compiute ai danni delle comunità indigene, per consentire lo sfruttamento indiscriminato del territorio alle compagnie petrolifere, a cui le popolazioni locali si stanno opponendo con decisione. Il più grave episodio si è realizzato a Bagua, nella selva, dove un contingente di esercito e polizia, composto da ragazzi molto giovani, senza alcuna esperienza, ha perso il controllo sparando su una manifestazione indigena in corso.
Altri episodi di violenza stanno segnado la vita politica peruviana come l'assalto da parte delle forze di Polizia in alcune aree povere del paese a seguito di manifestazioni di lavoratori delle miniere.

